Si basano su temi di grande effetto dove l’andamento di marcia è sottolineato dalle percussioni che sin dall’inizio hanno la importante funzione di cadenzare e sostenere il passo dei “portatori” delle statue.
Nel complesso bandistico, ben concertato per l’occasione, tutti gli strumenti occupano un ruolo di primo piano, ma su tutti, la sezione dei flicorni (soprano, tenore, baritono) mette in evidenza canti e controcanti grazie al timbro caldo e melodioso.
Si tratta di composizioni di autori molfettesi e non, che riescono a tradurre in musica il sentimento religioso della settimana santa e ad entusiasmare un popolo che da devoto si fa anche intenditore di marce che tuttora sono considerate nel loro genere dei veri capolavori.
Scrive in proposito Gerardo de Marco (“Acquerelli Molfettesi”, Mezzina, Molfetta, 1969): “L’ illustre clinico Sergio Pansini, malgrado i suoi impegni, non sapeva resistere al fascino della settimana santa e nella orazione commemorativa del centenario della sua nascita (1860-1960) il prof. Giovanni Tritto così disse:
«… Ed amò le marce funebri del Venerdì e del Sabato Santo; veniva qui a Molfetta per le nostre processioni della Settimana Santa. Un Giovedì Santo lo salutai alla stazione ferroviaria di Napoli. Mi disse che lasciava tutto per assistere alle nostre funzioni di quel giorno»”.
Per ciascuna marcia ho messo in evidenza l’autore, il titolo e le note esplicative, scritte in collaborazione con il prof. Mauro Spagnoletti (ineccepibile conoscitore e amatore di musica), che doverosamente ringrazio insieme al dott. Franco Stanzione, auspicando che un’accorta politica culturale farebbe bene a salvaguardare e custodire le relative partiture come patrimonio cittadino di grande pregio da trasmettere nella sua autenticità originaria alle future generazioni.
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- Il testo è a cura del prof. Cosmo Tridente.
- Il testo è a cura del prof. Cosmo Tridente.
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